La seduta borsistica del 24 giugno ha confermato come l’ecosistema dei semiconduttori si trovi in una fase di consolidamento alquanto nervoso. A Piazza Affari, il titolo Advanced Micro Devices (AMD) ha chiuso sostanzialmente invariato a quota 458,05 euro (+0,28%), muovendosi all’interno di un canale giornaliero che ha visto un massimo di 468,6 euro e minimi toccati a 450 euro. Una quiete apparente che giunge a quarantott’ore dal picco storico di 491,5 euro registrato il 22 giugno, e che porta la performance da inizio anno a un tondo +159,13%. Sebbene i volumi italiani rimangano fisiologicamente contenuti, con poco più di novemila azioni scambiate nell’ultima giornata, la volatilità storica annuale superiore al 62% e un progresso su base annua del 325,86% testimoniano quanto le aspettative degli investitori restino legate a un filo sottilissimo: la capacità di monetizzare l’infrastruttura per i data center legati all’intelligenza artificiale. Parallelamente, sul mercato americano il titolo viaggia su multipli altrettanto importanti, forte di una capitalizzazione di mercato che sfiora gli 899,49 miliardi di dollari e un rapporto prezzo/utili vicino a 185.
Ma per capire dove si stia muovendo davvero il settore, occorre allargare l’orizzonte oltre i confini delle singole piazze finanziarie ed esaminare il braccio di ferro strategico che si sta consumando tra i big del comparto. All’inizio di maggio, nel giro di sole ventiquattro ore, sia Arm Holdings che AMD hanno scoperto le proprie carte trimestrali. La differenza fondamentale non sta solo nei numeri, ma nella filosofia industriale di fondo: Arm vende i progetti e l’architettura immateriale (le cosiddette blueprint), mentre AMD spedisce fisicamente il silicio ai clienti.
Il modello immateriale: Arm vola sulle royalty
Il quarto trimestre fiscale del 2026 di Arm ha messo in luce ricavi per 1,49 miliardi di dollari, segnando un incremento del 20,1% su base annua, accompagnato da un utile per azione non-GAAP di 0,60 dollari. Più che il dato complessivo, a colpire gli addetti ai lavori è stata la composizione interna del fatturato. I ricavi da licenze sono balzati del 29% raggiungendo gli 819 milioni di… dollari, mentre le royalty derivanti dai data center sono più che raddoppiate.
La domanda per l’Arm AGI CPU – il primo vero chip della società espressamente concepito per l’infrastruttura data center – ha ampiamente superato le previsioni interne del management. Questa specifica architettura vanta già una pipeline di ordini commerciali superiore ai 2 miliardi di dollari pianificata fino all’anno fiscale 2028, con Meta che partecipa direttamente alla definizione della roadmap tecnologica. Il vantaggio strutturale di Arm è evidente: ogni volta che un colosso spedisce un chip basato sulla sua architettura, la società incassa una quota. Questo spiega perché progetti come l’Axion di Google, il Vera di NVIDIA o il Cobalt di Microsoft contribuiscano tutti, indistintamente, a rimpinguare il medesimo conto economico, garantendo ad Arm un margine lordo stellare del 92,5%.
L’approccio pesante di AMD e la scalata dei chip Instinct
Dall’altra parte della barricata, il primo trimestre del 2026 di AMD si è mosso su una scala volumetrica del tutto differente. Il giro d’affari complessivo ha toccato i 10,25 miliardi di dollari (+37,9%), con un utile per azione non-GAAP di 1,37 dollari. Il solo segmento Data Center ha generato 5,78 miliardi di dollari, mettendo a segno una progressione verticale del 57%. Il coinvolgimento dei partner attorno alle serie MI450 e alla piattaforma Helios sta accelerando, superando le stesse proiezioni iniziali della società.
Un indicatore cruciale di questa salute finanziaria è il flusso di cassa libero (free cash flow), più che triplicato a quota 2,57 miliardi di dollari. Non si tratta di un semplice picco legato al normale ciclo dei semiconduttori: aziende del calibro di Meta e OpenAI stanno formalizzando accordi per accaparrarsi intere infrastrutture basate sulle schede Instinct, misurate ormai in gigawatt di potenza di calcolo. Invece di limitarsi a concedere in licenza i singoli core, AMD scommette sulla vendita di interi sistemi a livello di rack attraverso l’architettura Helios, creando un pacchetto integrato che unisce i processori EPYC alle GPU Instinct. Un modello da peso massimo del settore “fabless” che sacrifica parte della marginalità (il margine lordo attuale si attesta al 49,5%) a favore di una crescita dei ricavi decisamente più aggressiva.
Incertezze operative e nodi geopolitici
Nonostante la crescita apparentemente inarrestabile, entrambe le strategie presentano zone d’ombra non trascurabili. Per quanto riguarda Arm, l’onere della spinta innovativa ricade pesantemente sulla linea dei costi: le spese annuali in Ricerca e Sviluppo sono cresciute del 43% salendo a 1,91 miliardi di dollari, provocando una contrazione del margine operativo dal 52,8% al 49,1%. Progettare il cuore dei supercomputer richiede investimenti colossali e questo solleva dubbi sulla sostenibilità dei multipli attuali, considerando un rapporto P/E superiore a 400. Una fragilità percepita anche dagli investitori retail: il sentiment su canali di discussione come Reddit è bruscamente virato dal forte ottimismo di metà giugno a posizioni decisamente ribassiste, anticipando il tonfo del 10,14% registrato dal titolo a Wall Street nella sola seduta del 23 giugno.
Sul fronte AMD, la vulnerabilità principale è di natura geopolitica più che tecnologica. Le restrizioni governative statunitensi sulle esportazioni del modello MI308 verso i mercati asiatici hanno impattato negativamente i conti per circa 440 milioni di dollari nel corso del 2025. Inoltre, la profittabilità futura dipenderà strettamente dalle tempistiche di implementazione industriale della serie MI450 e dalla puntualità delle forniture di memorie HBM4 da parte di Samsung. Lo scetticismo non manca nemmeno tra i professionisti di lungo corso: alcuni storici analisti del settore, noti per aver scommesso su NVIDIA fin dal lontano 2010, hanno recentemente escluso AMD dalla loro selezione dei dieci titoli preferiti per l’era dell’intelligenza artificiale.
Le stime per il secondo trimestre di AMD indicano comunque una guidance solida, con ricavi previsti intorno agli 11,2… miliardi di dollari, pari a un incremento del 46% su base annua, e un margine lordo stimato in espansione fino al 56%. Nei prossimi mesi, il vero banco di prova sarà la pura capacità di esecuzione nei data center: da un lato vedremo se le royalty di Arm riusciranno a crescere più velocemente delle sue mastodontiche spese di ricerca, dall’altro se AMD saprà gestire le strozzature delle catene logistiche e i vincoli normativi internazionali per mantenere le promesse fatte ai mercati.