Nella seduta odierna del 27 marzo 2026, le azioni Microsoft registrano una flessione dell’1,91%, scendendo a quota 312,7 dollari. L’apertura a 318,95 non è bastata a mantenere il terreno, in una giornata che ha visto scambiare 3.724 azioni per un controvalore di oltre 1,17 milioni. Siamo decisamente lontani dai fasti del luglio 2025, quando il titolo toccava il suo massimo storico a 491,6; i dati odierni segnano di fatto un nuovo minimo per l’anno in corso. Questa debolezza sui mercati coincide con un momento di profonda riflessione all’interno dell’azienda di Redmond, che sembra finalmente pronta a premere il tasto reset per il suo sistema operativo di punta, ascoltando i malumori dell’utenza.
Un passo indietro su Copilot La novità più eclatante, discussa di recente anche dai giornalisti di Engadget, riguarda un vero e proprio cambio di rotta: Microsoft ha deciso di allentare la presa sull’intelligenza artificiale. L’azienda intende smettere di spingere Copilot in ogni singolo angolo di Windows 11. Evidentemente, gli utenti non hanno affatto gradito questa presenza pervasiva e spesso invadente. Al posto di un’integrazione forzata dell’IA in una miriade di applicazioni, gli sviluppatori si stanno ora riconcentrando sulle funzionalità principali e sulla personalizzazione dell’ambiente di lavoro. Resta da capire se questa mossa basterà a riaccendere l’entusiasmo per Windows, o se una parte dei consumatori, ormai esasperata, non stia già considerando di migrare verso macOS o Linux.
Stabilità e sicurezza al primo posto Oltre a ripulire l’interfaccia dalle distrazioni, c’è un’urgenza forse ancora più pressante da affrontare. Diversi report recenti hanno infatti evidenziato come Windows 11 stia faticando non poco nel settore enterprise, accumulando lamentele sulla stabilità e sull’affidabilità generale del sistema. La risposta di Microsoft non si è fatta attendere. L’azienda si è impegnata a risolvere le principali criticità segnalate dagli utenti entro la fine dell’anno, puntando dritta al cuore dell’architettura software con una revisione profonda delle policy di sicurezza.
La stretta sui driver di terze parti Il tassello fondamentale di questa nuova fase difensiva entrerà a regime a partire dall’aprile del 2026. Microsoft modificherà una regola del kernel rimasta invariata per decenni, bloccando di default il caricamento dei vecchi driver con firma incrociata (cross-signed). Parliamo di un programma ormai obsoleto, nato nei primi anni Duemila, che consentiva a partner di terze parti di ottenere certificati di attendibilità dopo un processo di verifica. Benché la procedura fosse stata ufficialmente pensionata nel 2021 e i relativi certificati siano ormai scaduti da tempo, il kernel continuava fino a oggi a fidarsi di questi elementi in determinati scenari operativi.
Transizione morbida e compatibilità aziendale Dal prossimo aprile le regole cambieranno in modo radicale. Il kernel accetterà esclusivamente i driver certificati tramite il rigoroso Windows Hardware Compatibility Program (WHCP). Questa novità interesserà le versioni 24H2, 25H2, 26H1 di Windows 11, oltre a Windows Server 2025 e a tutte le release future. I tecnici di Redmond, perfettamente consapevoli del fatto che molti ambienti di lavoro dipendono ancora da software datati per ragioni di compatibilità, hanno comunque previsto un periodo di transizione. La nuova policy verrà introdotta inizialmente in “modalità di valutazione”, limitandosi a monitorare le attività e i riavvii del sistema nel tempo. Verrà inoltre mantenuta una lista di eccezioni per i vecchi driver ritenuti sicuri, e le aziende potranno aggirare le restrizioni di default configurando l’Application Control for Business (l’ex WDAC). Questa flessibilità sarà vitale per le organizzazioni che necessitano di caricare driver personalizzati sviluppati per uso interno. La decisione finale su questo nuovo assetto è il frutto di un’attenta analisi basata su miliardi di segnali di telemetria, raccolti dai dispositivi di tutto il mondo nel corso degli ultimi due anni.