Oggi parliamo del colosso di Mountain View, un titolo che in questa fase di mercato sembra non voler proprio tirare il fiato. Guardando i listini di questa seduta del 7 maggio 2026, i numeri nudi e crudi rendono bene l’idea dell’euforia che circonda l’azienda. Sul mercato di Milano, le azioni Alphabet di Classe C (ISIN US02079K1079) stanno scambiando a 340,35, mettendo a segno un bel +1,95% rispetto all’apertura, con volumi interessanti e un controvalore che viaggia già sui 138mila euro. La dinamica è praticamente identica se ci spostiamo sulla Classe A, la vecchia e cara “ex GOOGLE” (ISIN US02079K3059), che prezza 341,38 euro strappando un ulteriore +0,80%. Giusto ieri, 6 maggio, abbiamo visto aggiornare i massimi storici per entrambe le categorie: 335 per la Classe C e 336,50 EUR per la Classe A. Ci troviamo in territori del tutto inesplorati, tecnicamente parliamo di massimi a 10 anni ma, di fatto, siamo sui top di sempre dove la pressione in vendita è quasi inesistente e non si può escludere alcuna estensione rialzista.
Allargando il time frame, la fotografia è quella di un trend di lungo termine semplicemente devastante. Basti pensare che dal 21 luglio del 2025 a oggi, la Classe A ha incamerato un +109,45%. Le performance storiche della Classe C rincarano la dose: un anno fa comprare questo titolo sembrava un azzardo, oggi si festeggia un +128,43%, per non parlare di chi ha tenuto duro negli ultimi tre anni, portandosi a casa un siderale +250,37% a fronte di una volatilità annua tutto sommato fisiologica, intorno al 27%.
A livello puramente tecnico, l’impostazione è solidissima e perfettamente allineata sui trend di breve, medio e lungo periodo. Il titolo quota abbondantemente sopra tutte le principali medie mobili. Fa quasi impressione notare che la media mobile a 200 giorni (GD 200) langue a quota 246,37, staccata del 36,58% dai prezzi attuali. Il vero spartiacque di breve periodo, il livello da monitorare per capire se l’inerzia sta cambiando, è la media a 20 giorni, attualmente a 297,42. Finché i prezzi non bucano questo supporto al ribasso – e per farlo servirebbe uno scivolone di oltre l’11% – il quadro tecnico rimane granitico. In un contesto settoriale dove troviamo player del calibro di Meta, Netflix, Cisco o Akamai, l’azione di Alphabet fa decisamente la voce grossa all’interno della sua peer group.
Ora, la vera sfida per chi fa trading non è stupirsi di quanto sia salita, ma capire come gestire l’esposizione senza bruciarsi sui massimi. Operare a queste altitudini richiede metodo, ed è qui che un approccio sistematico fa la differenza. Alphabet A, non a caso, è stabilmente inserita nel radar dei 250 titoli coperti dal boerse.de-Aktienbrief Plus. Utilizzare logiche quantitative, magari per implementare una strategia core-satellite, aiuta a disinnescare l’emotività. Il loro modello, guidato dal BOTSI-Advisor – un algoritmo sofisticato focalizzato sul trend-following – gestisce un portafoglio ristretto di massimo dieci azioni top, applicando regole ferree.
I numeri dei backtest di questo sistema sono un ottimo spunto di riflessione per chiunque navighi i mercati: si parla di un rendimento medio annuo del 22,9% dal 1999 e di un +174,8% generato proprio negli ultimi tre anni (dal 7 maggio 2023 a oggi). La comodità di un approccio del genere sta anche nell’operatività: elaborazione il sabato e transazioni impostate il lunedì, con meccanismi di vendita di sicurezza già integrati se il vento cambia. Che siate investitori cassettisti o trader in derivati abituati alla leva, avere un sistema che vi dice oggettivamente quando prendere profitto o tagliare una perdita su un mercato così tirato è fondamentale per sopravvivere nel lungo periodo.