Il mercato azionario continua a premiare le mosse di Nvidia. Nella seduta del 16 marzo 2026, il titolo ha segnato un incremento dell’1,12%, piazzandosi a un prezzo di 160,32. La giornata ha visto un’apertura a quota 159,3, per poi muoversi tra il minimo di 158,56 e il picco di 161. A confermare il fermento attorno all’azienda ci sono i 317 contratti conclusi e un volume di oltre 27.700 azioni scambiate, con i valori di denaro e lettera già posizionati al rialzo a 163,1 alle prime ore del mattino. Questo ottimismo degli investitori trova solide basi nell’ultima novità svelata all’evento annuale GTC.
Il supercomputer per l’ufficio
Dopo qualche rinvio di troppo, ci siamo. Nvidia ha annunciato che i principali produttori hardware hanno finalmente aperto gli ordini per la DGX Station. Parliamo di una macchina che ha le sembianze di un normale computer desktop, ma che è in grado di elaborare localmente modelli di intelligenza artificiale pesantissimi, garantendo prestazioni che fino a ieri erano un’esclusiva dei grandi data center.
Direttamente sul sito dell’azienda californiana è spuntato un catalogo che mostra sei modelli in arrivo, prodotti da partner di primo piano come Asus, Dell, HP, Gigabyte, MSI e Supermicro. Tutte le versioni saranno alloggiate in classici case formato tower e avranno nomi commerciali distinti. Chi sperava di conoscere subito il prezzo, però, rimarrà deluso. Al momento il listino è avvolto dal mistero: i fornitori chiedono infatti ai clienti interessati di compilare un modulo con i propri dati per essere ricontattati con i dettagli economici. I vertici di Nvidia, durante un incontro con la stampa, non si sono sbottonati sulle cifre, limitandosi ad assicurare che le prime consegne partiranno nel giro di poche settimane.
Il salto generazionale: GB300 e memorie da record
Per capire l’esatta portata della DGX Station, la cosa più semplice è affiancarla al suo predecessore. Questo nuovo modello si presenta a tutti gli effetti come il fratello maggiore della DGX Spark, il mini PC da 4.000 dollari presentato appena un anno fa, anch’esso pensato per l’IA in locale. La Spark si difendeva bene grazie al chip GB10 Grace Blackwell e a 128 GB di RAM, numeri sufficienti a far girare modelli fino a 200 miliardi di parametri.
La DGX Station, invece, cambia completamente campionato. Sotto la scocca ospita il mastodontico chip Nvidia GB300, supportato da una cifra impressionante: 748 GB di “memoria coerente”, condivisa in modo intelligente tra i processi di calcolo e il comparto grafico. È una potenza bruta che, stando a quanto dichiarato, permette di gestire senza affanni modelli linguistici mostruosi, arrivando fino alla soglia del trilione di parametri.
Una sfida ingegneristica per le aziende
Proprio come la sua controparte più piccola, anche la DGX Station guarda quasi esclusivamente al mercato enterprise. E, considerata la componentistica, il prezzo sarà inevitabilmente salato.
In origine, il lancio di questa workstation era stato programmato per l’anno scorso, ma è slittato a questa primavera a causa di ostacoli di natura tecnica. I portavoce di Nvidia non ne hanno fatto mistero: riuscire a infilare un chip complesso come il GB300 e l’intera scheda madre all’interno delle dimensioni standard di un case per PC non è stata una passeggiata. Ha richiesto ai tecnici mesi di lavoro extra per ottimizzare spazi e dissipazione del calore. A giudicare dai numeri presentati, però, l’attesa sembra essere stata ampiamente ripagata.